23/01/2009, ore 2.15, DAL KLIA, ULTIME ORE IN ASIA

Sono all'aeroporto di Kuala Lumpur, e sono le mie ultime ore in Malesia, in Sud Est Asiatico, e in Asia, se si eccettuano tre ore di transito nel non luogo dell'aeroporto del Kuwait.
Questo è un post in differita, quando sarà pubblicato sul blog sarò già tornato in Italia.
Nel momento in cui scrivo nessuno sa ancora della mia intenzione di tornare, ufficialmente dovrei essere a Singapore, trascorrere alcuni giorni lì per poi prendere un volo per Perth.
Invece sono qui ad aspettare il mio volo per l'Europa, prenotazione di vari mesi fa, tenuta segreta.
La mia destinazione non è l'Italia per la verità, il volo atterra a Francoforte, poi passerò alcuni giorni in Inghilterra e spero proprio di resistere al freddo dell'inverno europeo, qui sono abituato a temperature sopra i 30 gradi.

Torno in Italia dopo sei mesi, e sono contento. Sarà dura riprendere la vita di tutti i giorni, vivere in casa con la famiglia, avere degli (ahi) orari e delle (argh) regole da rispettare... Ma va bene così, per un po' si riprende la vita stanziale.

Arrivederci

Melaka è meravigliosa! Finora la città più bella che ho visto in Malesia.
Ne lessi la prima volta in Un Indovino Mi Disse di Terzani, e decisi che ci sarei andato. E' comunque una meta classica di un itinerario in questo splendido paese che è la Malesia

La città ha una storia davvero unica. Capitale dell'omonimo sultanato, è stata occupata prima dai portoghesi nel 1500, a cui venne strappata nel secolo successivo dagli olandesi, infine finì sotto il controllo britannico e un ruolo importante nella sua storia lo ebbe anche Sir Stamford Raffles, il fondatore di Singapore.
Sembra infatti di trovarsi in Olanda, passeggiando per il piccolo centro storico, caratterizzato da edifici rossi. Del resto basta girare l'angolo per ritrovarsi nel cuore della Chinatown, addobbata di lanterne rosse per festeggiare il Capodanno Cinese che arriverà a giorni. Non manca, ovviamente, anche un piccolo quartiere indiano.
A Melaka a distanza di poche centinaia di metri puoi trovare una moschea, un tempio buddista, una chiese cristiana anglicana, un tempio indù e una chiesa cattolica.
Allo stesso modo questo si riflette nella grande varietà di cucine locali che è possibile assaggiare a Melaka: la cucina malese e cinese onnipresente danno vita alla fusion Nyonya, completano il quadro i sapori dei curry indiani, da me tanto amati, e i piatti portoghesi-europei, con diverse influenze.

Come accade in tutta l'Indocina e nel mondo, i cinesi immigrati sono implicati in attività di commercio e business. In generale sono più benestanti e a discapito del loro potere economico hanno meno voce in capitolo sul versante politico. Ma secondo me a loro va benissimo così.
Una sera mi ero perso in un bel quartiere residenziale non lontano dal centro, un distinto signore cinese che parlava un perfetto inglese si è offerto di darmi un passaggio con la sua auto.

Ah, la cosa più fastidiosa di Melaka è la musica techno a tutto volume che emettono i risciò che scarrozzano in giro i turisti.
L'ho fatto notare a un indiano cristiano all'ingresso della Church of Christ, mi ha risposto "Che ci vuoi fare? Sono musulmani...".


Se volevo star fuori dai circuiti turistici ci sono riuscito. Del resto se Rantau Panjang, Wakaf Baharu e Gemas non sono invase dai turisti ci sarà un motivo...
A parte questo conserverò un buon ricordo di Wakaf Baharu, ho dormito in una buona guesthouse e ho cenato con ottimi spiedini di pollo accompagnati da salsa di arachidi e cubetti di riso.


Il viaggio in treno è andato benissimo, me lo sono goduto dall'inizio alla fine, 520 chilometri in più di 10 ore, attraversando due terzi di penisola.
Il panorama non è proprio eccezionale, ma un po' di giungla si vede.
C'erano in tutto quattro carrozze. Una per le merci, due per i passeggeri e una per il ristorante!
Per essere di una vettura di ultimissima classe era piuttosto comoda, i sedili sono reclinabili e morbidi. In compenso il resto degli interni è abbastanza sgangherato e sporco, nonostante gli inservienti si impegnino a spazzare ogni mezzora. Senza contare i numerosi scarafaggetti che fanno il bello e il cattivo tempo scorrazzando da un sedile e l'altro. Certo, nulla a che vedere con i giganti con cui ho 'condiviso' la stanza a Rantau Panjang (avrei dovuto reclamare, io avevo chiesto una singola, non un dormitorio).

A Wakaf Baharu mi avevano fatto il biglietto solo fino a Kuala Lipis, dove il treno avrebbe sostato per un'ora e mezza. Mi era passata per la testa l'idea di visitare questa piccola cittadina che la Lonely Planet indica come incantevole e dal glorioso passato coloniale.
Dopo un breve giro capito alla Appu's Guesthouse, ma pare troppo squallida anche per i miei standard. Certo, potevo tranquillamente adattarmi per una sola notte, ma chi me lo faceva fare? Ho fatto retrofront e son risalito sul treno per Gemas.

Sono arrivato infine in quest'altra cittadina, Gemas, che erano ormai le sette di sera e non c'era modo di proseguire per Melaka.
Ottengo una camera a 20 RM (contrattando), non troppo sporca, bagno in comune (alla turca).
A cena faccio mangio un'orrenda zuppa cinese con dentro ogni animale con minimo due e massimo otto zampe, il tutto con brodino piccante e peperoncini verdi. Avevo chiesto solo dei ca**o di noodles fritti!!!

Tra pochi minuti parto per Melaka, è distante solo 90 chilometri ma devo prendere due bus, cambiando a Tampin.
Kota Bahru è la capitale del Kelantan, uno stato della Malesia peninsulare, situato a nord della costa orientale. E' una zona a maggioranza musulmana, cioè malese (in malesia la cosa non è così scontata) e dai costumi più conservativi, ma non bisogna certo immaginarsi integralismi.
Alla fine son rimasto per ben due notti, decisamente troppi per una città che non offre molte attrattive, ma mi ci sono voluti per aspettare indietro il sacco della lavanderia e per organizzarmi un po' pigramente per prendere il cosiddetto Jungle Train.
Ho avuto però modo di girare qualche ristorantino mangiando benissimo, viva la cucina malese!
La piccola difficoltà sta nel fatto che a Kota Bahru non c'è la stazione ferroviaria e bisogna andare a prendere il treno nella vicina Wakaf Baharu. Del resto, per apprezzare il viaggio nella giungla vale la pena di viaggiare di giorno, altrimenti non si vede un tubo, ma il treno locale passa da Wakaf Baharu alle 6.30 del mattino e per quell'ora non ci sono pullman che collegano le due città.

Oggi in tarda mattinata ho preso finalmente il bus e sono arrivato a Wakaf Baharu. Arrivato in stazione alle 14, ho preso senza pensarci troppo il biglietto per il primo treno disponibile, alle 18.45, pagando il prezzo della cuccetta.
Per far passare il tempo inizio a girare per questo paesino insignificante ma anche simpatico e inizio a pentirmi dell'acquisto, infatti non avrei visto niente dal finestrino partendo a quell'ora!
Dopo aver visitato il mercato torno in stazione e scopro che proprio davanti c'è una guesthouse molto carina.
Decido di tornare in biglietteria e di cambiare il biglietto, perdò metà della tariffa pagata ma partirò domani mattina alle 6.30 con il treno locale (di ultimissima classe). La destinazione è Gemas e l'arrivo previsto è alle 19.50!

La guesthouse è davvero gradevole, in una casa che ha un che di coloniale, appartiene a un gentile cinese che sembra sapere il fatto suo, la camera è semplice e pulitissima.
Domani sveglia presto, e si parte per la giungla.
Sono al confine tra Malesia e Thailandia. Dalla parte malese per fortuna.
Ho viaggiato quasi ininterrottamente per due giorni, direttamente da Chiang Mai.
Dopo il bus per Bangkok (300B) ho proseguito in treno con cuccetta (500B) per Hat Yai, da lì un treno locale (42B) mi ha portato a Sungai Kolok, dove ho attraversato a piedi il confine, arrivando a Rantau Panjang.
Solo adesso mi è stato detto che stamattina è scoppiata una bomba alla frontiera, eppure sembrava tutto normale! Comunque non era nullo di serio, nessuno è rimasto ferito. Il sud della Thailandia è un posto molto problematico, ogni giorno muoiono delle persone. Per gli stranieri tuttavia non esiste un reale pericolo.

Ho preso una stanza qui a Rantau Panjang perchè il servizio dei bus era già terminato alle 19, domani proseguirò per Kota Bahru o Wakaf Baharu, da dove passa la Jungle Railway.
L'albergo non è male, peccato che la mia stanza sia infestata da scarafaggi giganti, ne ho già ammazzati cinque e altrettanti sono ancora sotto il mio letto!
Anche a causa di un visto che dura solo quindici giorni non posso restare ancora a lungo in Thailandia. Poco male, torno in Malesia, e ci torno volentieri.

La Thailandia non mi ha deluso, o meglio, non mi ha fatto schifo come ho temuto a un certo punto a Kuta (Bali) riflettendo su quanta poca autenticità sopravvive nelle zone più turistiche del Sud Est Asiatico.
Mi sembrava che tutto fosse di plastica e preconfezionato, che l'unico dialogo con gli indigeni si riducesse al rifiutare le insistenti offerte di tassisti, spacciatori e papponi, (e c'è chi fa tutti e tre i lavori).

Bangkok è sì un ghetto per backpacker, è sì piena di turisti ma rimane una metropoli gigante da esplorare, piena di umanità, odori e rumori. E smog.
E al tramonto può capitare di rimanere intrappolati in un ingorgo umano tra gli strettissimi banchi del mercato vicino a Chinatown.
Alla fine quello che rende Bangkok insopportabile è la sua scarsa vivibilità, la sua confusione e il suo inquinamento. E questo mi sta bene!

A Chiang Mai alla fine sono rimasto quasi cinque giorni, ho esplorato discretamente la città ma son stato costretto anche a passare un bel po' di tempo in guesthouse a causa della salute non ottimale.
Chiang Mai è in qualche modo la capitale culturale della Thailandia, molti stranieri ci si fermano per diversi mesi per seguire corsi di massaggi, di cucina, di lingua thailandese e altro.
Rimane una meta classica del circuito turistico, ma camminare non è stressante come a Bangkok e la qualità delle guesthouse è migliore.

Ora sto meglio e in Malesia voglio farmi una camminata nella giungla. Tra poche ore parto per il sud della Thailandia, con destinazione Hat Yai (città famosa per i recenti contrasti tra le minoranze islamiche e le autorità), dopodichè il prima possibile attraverso il confine malese, con destinazione Kota Bahru, punto di partenza dello Jungle Train...
Dopo circa quattro giorni di riposo a Bangkok (non li ho contati), trascorsi a spasso per la citta' e a ciondolare per Thanon Khao San prendo il mio bel treno di terza classe per Ayutthaya.
Il viaggio dura un'ora e mezza ma bisogna sommare un'ora di ritardo, per cui sono stimate due ore e mezza per settanta chilometri.
Non male, ho letto Patagonia Express di Sepulveda.

Ayutthaya e' poco piu' di un villaggio. Forse una cittadina. Ed e' stata capitale della Thailandia.
Qua i Wat, ovvero templi, non mancano, ce n'e' in abbondanza. Talmente tanti che pagare per vedere i due-tre piu' importanti e' stupido perche' si vedono benissimo al di fuori dalle mura alte trenta centimetri e comunque ce ne sono a bizzeffe gratuiti in mezzo ai parchi.
Per fortuna questo errore l'ho commesso solo una volta e ho sprecato solo 50 bath.

E' zona turistica e questo incide un po' sui prezzi ma tutto sommato (per usare un'espressione di Monkey) non e' che la gente ti guardi come un portafoglio ambulante.
Piuttosto quando passi in bicicletta e hai l'aria di uno che si e' perso i bambini ti salutano gioiosamente in inglese e ti danno il benvenuto nel loro paese. Poi nessuno pero' sa dirti dove ti trovi guardando una mappa della loro citta'. Mah, questa cosa mi e, capitata anche a Kuala Lumpur e, ora che ci penso, a Casablanca.
Io credo che se a Torino uno straniero mi fermasse chiedendomi di indicargli dove si trova nella mappa non avrei grossi problemi.

Stasera prendo un bus per Chiang Mai (500 bath; ma al ritorno mi sa che prendo la terza classe che costa meno della meta') e arrivo finalmente nel nord della Thailandia.
Forse li' fara' un po' freschino.
No, non come in Italia! Al massimo un felpino la sera, ma non e' detto.
Sono passati tanti giorni e tanti chilometri dall'ultima volta che ho scritt sul blog.

Comunque sono a Bangkok, in Thailandia. Una metropoli caotica ma affascinante, piena di backpacker, puttane, venditori ambulanti, turisti italiani diretti nelle isole a sud, spacciatori, cinesi, taxi, tuk tuk e templi buddisti.

Come ci sono arrivato? Leggendo qualche post addietro si dovrebbe trovare la risposta, son passato da Bali e dalla Malesia, non prima di aver viaggiato sulla costa orientale australiana, il tutto insieme alla mia ragazza.

Starò in queste zone ancora circa tre settimane, pensavo prima di dirigermi verso il nord della Thailandia, dopodichè tornare direttamente in malesia e percorrerla da nord a sud arrivando a Singapore.